GRAFFITI SU SPECCHIO
La interattività dei graffiti tende a coinvolgere l’osservatore che può inoltrarsi nell’opera stessa, poiché non c’è soltanto la visione ed il significato estetico, ma anche la partecipazione personale nell’atto dello specchiarsi con le luci illusorie che lo specchio ribalta e rimanda.
Lo Specchio, questa grande macchina di seduzione su cui si basano le radici della nostra cultura, ma anche contrapposizione tra l’occhio e lo sguardo – tra il vedere e il comprendere – tra realtà e percezione così presenti nelle arti visive che indagano l’emblema del doppio, del riflesso, dell’apparenza e del mito.
Preparato tecnicamente, intellettualmente e sicuramente affascinato dall’autoritratto del giovane Parmigianino e dalla duplice visione del Velazquez delle “Las Meninas” e dei “Coniugi Arnolfini” di Van Eyck, il ventenne Pizzanelli indaga quei maestri che segnano l’ambiguità del doppio, penetrando fin da subito, e in particolare nelle due personali del 1990 e 1993, in quello spazio dove avviene lo sdoppiamento diabolico tra il soggetto reale e la sua immagine ideale.
Con il Funambolo, l’autoritratto del 1990, vuol forse scrivere una allegoria personale, lo specchio luogo in cui si forma l’io e la conoscenza del sé?
Nei graffiti come Aquila, il primo e nei successivi, lo specchio è sempre trattato con la cura e il rispetto di un tempo che lo vuole molato. Viene poi preparato con una base di pittura – quasi sempre di colore blu – che lo ricopre, e sarà il disegno che, graffiando il colore, scoprirà lo specchio per chi lo guarderà e vorrà scoprire il proprio volto riflesso e spezzettato.
Prova di alta precisione nella serie dei 7 graffiti di Purgatorio e nei ritratti a persone conosciute fino agli ultimi due ritratti di Hannes e Antonella del 2010, prova oltre la quale con questa tecnica Pizzanelli gioca sullo sdoppiamento e la terza dimensione dei soggetti.